Bilancio Squadre 2025: Groupama-FDJ – L’ascesa di Romain Grégoire e un lampo di David Gaudu in un’annata tutt’altro che esaltante

Il 2025 della Groupama-FDJ si inserisce molto bene nello scenario attuale del ciclismo francese, dove continuano a fiorire talenti interessanti e dove, allo stesso tempo, le squadre faticano a raggiungere livelli di primissimo piano. Per i blu diretti da Marc Madiot si è conclusa un’annata minore, allungando una parabola discendente iniziata già nel 2024: il numero di vittorie è arrivato a quota 15, numero tutto sommato rispettabile, ma il peso dei risultati è stato abbastanza leggero, se si considera che dei successi in questione solo due arrivati in corse di categoria WorldTour. Inoltre, a parte qualche corridore molto produttivo, sono stati tanti gli atleti a rimanere sotto quelle che erano le attese di inizio anno.

TOP

Come già lo scorso anno, anche in questo 2025 Romain Grégoire si è rivelato corridore fondamentale per la formazione transalpina nonostante i soli 22 anni. Il nativo di Besançon ha proseguito la propria crescita ed è riuscito a lasciare il segno in sei occasioni, ben cinque in più rispetto al 2024 e quasi la metà delle affermazioni totali della squadra, nella quale ha rappresentato il corridore più prolifico anche in termini di punti. Pur mancando ancora il risultato di peso, il classe 2003 si è imposto nell’ordine a Faun-Ardèche Classic, tappa inaugurale del Giro di Svizzera, tappa e classifica finale del Tour of Britain e due frazioni del Giro del Lussemburgo, ottenendo inoltre tre top-10 al Tour de France, oltre che all’Amstel Gold Race e alla Freccia Vallone, e sfiorando il titolo nazionale in linea. Con un ulteriore step, quindi, il 22enne potrebbe avere la possibilità di giocarsi traguardi importanti nel 2026.

Dopo tanti piazzamenti, è riuscito finalmente a sbloccarsi Lewis Askey, autore soprattutto di un’ottima prima parte di stagione. Il britannico, che lascerà però la squadra per unirsi alla Israel-Premier Tech, ha potuto esultare due volte a maggio imponendosi alla Boucles de l’Aulne e in una tappa della 4 Giorni di Dunkerque, cui si aggiungono due podi al Giro di Svizzera e diverse top-10, la più importante delle quali ottenuta alla Omloop Nieuwsblad. L’intensa prima metà di 2025 si è poi probabilmente fatta sentire nella seconda, dove ha faticato parecchio nel suo primo Tour de France e non è più riuscito a fare risultato, ma nel complesso il suo contributo alla squadra è stato più che positivo.

In tema di giovani che crescono bene, Thibaud Gruel rappresenta molto bene il genere. Il 21enne francese ha portato a termine il suo primo Grande Giro, la Vuelta, in cui peraltro si è visto abbastanza di frequente negli arrivi più veloci. Oltre a questo, però, ha timbrato due volte il cartellino-vittoria, alle Boucles de la Mayenne (dove ha vinto il prologo) e al Giro d’Occitania, confezionando poi una serie di piazzamenti molto interessanti, sia nelle volate “piene” che su percorsi accidentati: emblematico, in tal senso, il quinto posto maturato alla fine della Parigi-Tours.

A modo suo, Guillaume Martin un utile contributo non lo fa mai mancare. Nel 2025 il “filosofo” francese ha riportato due successi (nell’arco di 24 ore, fra Classic Grand Besançon Doubs e Tour du Jura) e un discreto numero di piazzamenti nelle corse a lui più adatte, ovvero quelle a pronostico aperto, su percorsi movimentati. Non gli è riuscita invece, quantomeno del tutto, la “solita” missione di far classifica al Tour barcamenandosi fra fughe e regolarità, chiudendo con un sedicesimo posto non proprio esaltante. Discreto il ruolino di marcia di Rémy Rochas, protagonista di diversi attacchi al Giro d’Italia (due volte fra i migliori 10 di giornata) e capace di muovere il contatore dei piazzamenti nell’arco di tutta la stagione, dalla Cadel Evans Great Ocean di gennaio fino al Tour of Guangxi di ottobre: in mezzo non ci sono stati grandi acuti, ma, nel quadro generale, rimane fra i più positivi.

Lorenzo Germani è stato un corridore infaticabile, tanto da presentarsi al via di ben 80 (!) giorni di gara. Il laziale ha corso spesso all’attacco il Giro d’Italia, risultando una delle poche note positive della squadra francese alla Corsa Rosa di quest’anno. Nell’arco del calendario, poi, l’italiano ha portato in cascina diversi piazzamenti di buona qualità. Manca ancora la prima vittoria da pro’, ma non manca la fiducia della squadra, che gli permetterà di riprovarci fino, almeno, al termine della stagione 2027. Fra le note liete di stagione c’è il britannico Tom Donnenwirth, capace di andare a prendersi la prima vittoria da pro’, in una tappa del Tour de l’Ain, e di sfruttare anche in altre occasioni le sue qualità di corridore veloce e resistente per essere protagonista nei finali di gara più convulsi.

Segnali interessanti sono arrivati poi dal 22enne Brieuc Rolland, che è andato ripetutamente all’attacco durante le tappe della Vuelta a España, raccogliendo due terzi posti di giornata e tanta preziosa esperienza per il futuro. Il giovane francese ha mostrato una certa predisposizione alla combattività anche nelle altre gare affrontate e punterà probabilmente a costruirsi la carriera intorno a questa qualità. Stesso discorso anche per il neopro’ Clément Braz Afonso, anche lui pronto a lanciarsi all’attacco e a spendersi in azioni di buon livello che gli hanno fruttato qualche buon piazzamento.

Quantomeno per la generosità, si sono distinti lo svizzero Johan Jacobs e il francese Enzo Paleni, con il primo spesso in avanscoperta nelle classiche di un giorno e il secondo pronto a inserirsi negli attacchi delle corse a tappe affrontate: per entrambi, in fin dei conti, il bilancio-risultati è abbastanza scarno, ma tutti e due possono sicuramente dire di averci provato. Clément Russo ha ricoperto il ruolo di “regista in corsa”, togliendosi poi la soddisfazione di gettarsi in qualche volata importante, come quella della prima tappa del Tour, che lo ha visto raccogliere un sesto posto non disprezzabile.

Rispetto alle complicatissime stagioni recenti, il velocista britannico Matthew Walls si è rivisto a livello quantomeno discreti (anche terzo in una tappa del Tour Down Under), ottenendo risultati che potrebbero anche fargli bene dal punto di vista del morale. Al momento, però, è senza contratto per la prossima stagione. Ingiudicabile il neerlandese Lars van der Berg, che ha dovuto chiudere l’attività agonistica a fine marzo per i postumi mai superati di un incidente di gara.

+++ Romain Gregoire
++ Lewis Askey
+ Thibaud Gruel

FLOP

Uno dei corridori più rilevanti dell’organico, Valentin Madouas, stavolta non è proprio riuscito a lasciare il suo segno. Il terzo posto alla Tro-Bro-Léon non può bastare a far pendere dalla parte del “più” la sua stagione, considerando le poche altre volte in cui il francese è riuscito a farsi notare. Al Tour de France, occasione sempre importante, ha faticato a trovare la sua dimensione, fra attacchi non finalizzati e tentativi di tenere botta quando il ritmo dei “grandi” si alzava. Nel finale di stagione ha raccolto qualcosa in più, nelle varie Classiche di un giorno, ma il prodotto finale rimane ben lontano da quello cui aveva abituato.

David Gaudu ha aggiunto una nuova stagione alla serie di annate indecifrabili cui ormai è abbastanza avvezzo. Partito bene, con vittoria di tappa e podio generale al Tour of Oman, si è perso di vista fino al Giro d’Italia: il contesto Rosa poteva essere adatto anche a perseguire qualche obiettivo di classifica, ma il francese di fatto non è pervenuto, pur arrivando fino a Roma. I “rimbalzi” però non erano finiti, dato che le prime tappe della Vuelta a España lo hanno visto fra i protagonisti assoluti, tanto da andare a conquistare persino una vittoria di giornata, beffando in un finale convulso nientemeno che Mads Pedersen. A quel punto era lecito attenderselo protagonista fino a Madrid, magari con più di un occhio alla classifica generale, ma, così come si è acceso, il francese si è spento, chiudendo la corsa nell’anonimato.

Anonima anche l’annata di Rémi Cavagna, che tornava a correre in Francia dopo la problematica stagione trascorsa alla Movistar e che non è mai riuscito a ritrovare il colpo di pedale dei bei tempi, fatta eccezione per la breve corsa a tappe con cui ha aperto il suo calendario, l’Etoile des Bessèges, che aveva probabilmente anche contribuito a illudere lui, e la squadra, su quel che avrebbe potuto essere il futuro a breve termine. Invece, il cammino dell’ex Quick-Step è proseguito in una dimensione di scarso rilievo, almeno per quel che riguarda i risultati.

In netto calo rispetto al recente passato, anche se comunque apprezzabile in termini assoluti, il rendimento di Stefan Küng. Lo svizzero ha provato a muoversi, come ormai sua abitudine, sulla scena delle Classiche del Nord, ottenendo qualche piazzamento discreto ma rimanendo però lontano dai livelli toccato nelle scorse stagioni. Fra Giro di Romandia, Giro di Svizzera e Giro di Polonia non sono arrivate prestazioni memorabili e anche la Vuelta a España è passata via senza particolari acuti. Fra Mondiali e Europei, l’elvetico si è disimpegnato nelle cronometro, dando però l’idea di essere già concentrato sul prossimo futuro, che lo vedrà ricoprire ruoli di grande responsabilità alla Tudor.

Paul Penhoët ha avuto spesso sulle spalle i gradi di capitano di giornata, ma il velocista francese ha raramente tenuto fede alle speranze di squadra. I piazzamenti non sono mancati (due volte nei primi cinque nelle tappe del Giro d’Italia e tre volte nei 10 al Tour de France), ma non è maturato il risultato che potesse dare un tono diverso alla sua stagione e anche a quelle di tutta la formazione in blu. Peraltro, la vittoria l’ha cercata fino all’ultimo, presentandosi al via del Tour of Guangxi, ma anche in quel caso, su percorsi tutto sommato “facili”, non è riuscito a mettere il suo marchio sulla corsa.

Quentin Pacher e Rudy Molard, ormai abbondantemente negli “enta” in termini di età anagrafica, non hanno trovato il modo di mettere in evidenza le loro qualità di finalizzatori: qualche piazzamento nei 10 di giornata l’hanno portato a casa, ma il loro rispettivo rendimento è rimasto lontano da quello delle annate migliori. Qualche discreto piazzamento, in corse di medio livello, è stato il picco raggiunto da Cyril Barthe, Stagione da comprimario anche per il norvegese Sven-Erik Bystrøm, in evidenza solo sulle strade di casa (nono nella classifica finale della Arctic Race of Norway), e per Clément Davy, pronto a mettersi a disposizione dei compagni ma spesso in zone di corsa dove non è particolarmente visibile.

Il solito contributo da gregario, oltre al terzo posto finale alla Etoile des Bessèges, hanno caratterizzato la stagione del lussemburghese Kevin Geniets, cui però non è riuscito di lasciare la sua impronta neppure ai Campionati Nazionali, a fronte di una concorrenza non granitica. Poco da segnalare, infine, per Olivier Le Gac ed Eddy Le Huitouze, entrambi rimasti lontani dal cuore dell’azione nelle varie corse affrontate nell’arco del calendario.

– Rémi Cavagna
— David Gaudu
— Valentin Madouas

Classifica UCI

Il calo iniziato nel 2024 è proseguito, in maniera ancora più ripida, nella stagione appena conclusa. La Groupama-FDJ ha chiuso la classifica 2025 al posto numero 18, accodandosi persino a tre formazioni Professional, con più di 4000 punti in meno rispetto all’anno precedente. Di seguito i 20 corridori che hanno contributo a formare il totale della formazione francese nell’arco dell’anno.

CORRIDORE NAZIONE PUNTI
GREGOIRE Romain
FRA
1790
KÜNG Stefan
SUI
757.29
MARTIN GUYONNET Guillaume
FRA
755
ASKEY Lewis
GBR
752
GRUEL Thibaud
FRA
617.29
PENHOET Paul
FRA
599
MADOUAS Valentin
FRA
546
GAUDU David
FRA
494.29
ROCHAS Rémy
FRA
361
ROLLAND Brieuc
FRA
343.29
BRAZ AFONSO Clément
FRA
271.29
RUSSO Clément
FRA
198
MOLARD Rudy
FRA
195.29
GENIETS Kévin
LUX
183
PACHER Quentin
FRA
178
WALLS Matthew
GBR
146
CAVAGNA Rémi
FRA
143.62
GERMANI Lorenzo
ITA
136
JACOBS Johan
SUI
120
BARTHE Cyril
FRA
102

Miglior Momento

Il nome di David Gaudu era sì, giusto qualche riga più su, fra i “flop” stagionali, ma il corridore francese è stato comunque capace di dipingere il quadro-vittoria più bello di tutta la stagione per la sua squadra. Con un finale a dir poco sorprendente, lo scalatore di Landivisiau è riuscito a tenersi dietro Jonas Vingegaard e, soprattutto, Mads Pedersen sul traguardo di Ceres, in occasione della terza tappa della Vuelta a España. Un successo di quel tipo aveva fatto anche pensare a un Gaudu in grado di dire la sua almeno per il podio del Grande Giro spagnolo, ma da lì in poi la luce si è progressivamente spenta, lasciando quindi il guizzo di Ceres nel campo delle prodezze splendide sì, ma decisamente isolate.

Bilancio Groupama-FDJ 2025

Volate - 6.2
Classiche - 5.4
Grandi Giri - 5

5.5

In fin dei conti, è stata un annata in tono minore per la formazione francese, "salvata" per certi versi dal talento di Romain Grégoire. Gli altri nomi di riferimento dell'organico, quando hanno funzionato, lo hanno fatto a intermittenza, senza peraltro riuscire a centrare gli obiettivi di partenza. Qualche giovane di talento ha lanciato segnali importanti, ma, complessivamente, il bilancio non può essere positivo.

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